Chi è e che cosa fa realmente una home stager? rispondono 4 professioniste del settore

I nostri speciali
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In un recente articolo abbiamo spiegato tecnicamente chi è l’home stager e perché è diventato una figura cruciale nella vendita e negli affitti di immobili di lusso. Data la centralità di questa professione, per comprenderla ancora meglio abbiamo intervistato 4 home stager che fanno parte del team di Luxforsale: Simona Ferri, Monica Maselli, Fosca de Luca e Marina Ghedini. Tramite le loro parole, i loro aneddoti e le loro esperienze abbiamo tracciato un quadro più completo della figura dell’home stager, analizzandola da diverse angolazioni per spiegare e comprendere tutte le sfumature di questo lavoro tanto complesso quanto affascinante.

Simona Ferri: “Non preparo case, creo le condizioni perché qualcuno le scelga”

La nostra prima intervista è a Simona Ferri, che ha fatto della sua passione un vero lavoro.

Salve Simona, può dirci qualcosa di lei?

“Sono Home Stager e Property Stylist con oltre vent’anni di esperienza nel real estate (dal 2006) e certificata a livello Europeo (capac regione Lombardia). Riposiziono immobili di fascia alta rendendone evidente il valore reale, per favorire una vendita più coerente, rapida e qualificata nel mercato del lusso. Con il mio team diAtmosfere Distintive, supporto proprietari, investitori e professionisti nella preparazione strategica di immobili residenziali e turistici, attraverso luce, equilibrio e scelta intenzionale degli spazi. La mia mission? Far emergere il meglio da ogni immobile e portare risultati concreti a chi si affida a me”.

Come si è avvicinata a questo lavoro?

“Sono stata affascinata fin da subito dall'home staging in quanto, essendointerdisciplinare,compendia perfettamente le esperienze che ho maturato negli anni. Dai fondamentali studi di marketing dei tempi universitari (successivamente approfonditi, fino ad arrivare al neuromarketing) alle esperienze nel RE, con una mia società immobiliare (attiva dal 2006 ad oggi); dal titolo di Direttore Tecnico di Agenzia di Viaggi, maturato nei venti anni di attività nel settore turistico, che mi consente di anticipare le necessità dei turisti stranieri quando scelgono un appartamento sui portali per le vacanze, allo studio delle relazioni tra psiche umana e ambiente domestico, fino alle necessarie capacità organizzative (sono anche Professional Organizer ed esperta in decluttering) e di efficienza, acquisite in decenni da imprenditrice. Completano il tutto l'innata sensibilità personale all'armonia e l'interesse fin da bambina a tutto quello che concerne il mondo della casa”.

Qual è il suo approccio iniziale quando deve rendere più “desiderabile” una casa?

“Quando entro in una casa, non vedo solo stanze o mobili. Vedo storie sospese, possibilità nascoste, potenzialità che aspettano di essere rivelate. Questo è il senso diAtmosfere Distintive: trasformare spazi in esperienze, far emergere ciò che spesso resta invisibile. Non preparo case. Creo condizioni perché qualcuno le scelga.Ogni luce, ogni colore, ogni oggetto ha uno scopo: far percepire il potenziale e suscitare desiderio. Non si tratta di cambiare ciò che c’è, ma di leggerlo, interpretarlo. Spazi confusi diventano ambienti comprensibili, stanze vuote si trasformano in scenari di vita possibile. Il mio lavoro è equilibrio tra estetica e strategia, sensibilità e mercato: ogni intervento racconta una storia coerente con chi vivrà quella casa e chi la sceglierà”.

C’è un aneddoto particolare, un episodio che le è rimasto impresso?

“Un appartamento a Milano, destinato alla vendita dopo anni di trascuratezza. Stanze spente, luce fioca, nessuna identità. Dopo il mio intervento, gli spazi hanno iniziato a respirare, la luce valorizzava ogni angolo, le stanze ritrovavano un ritmo. Il proprietario entrò, si fermò nel soggiorno, osservò. Poi, con un sorriso incerto: ‘Non pensavo potesse diventare così… forse non voglio più venderla’. In quel momento ho capito che avevo fatto di più che valorizzare una casa. Avevo reso tangibile il desiderio”.

A livello lavorativo e di marketing, qual è il suo progetto?

“Il mio progetto è creare ambienti che emozionano, spazi che comunicano il loro valore, storie che restano nella memoria. Lontana dalle mode e dai protocolli standardizzati, lavoro perché ogni casa parli da sé, con autenticità e raffinatezza. Ogni intervento è un dialogo tra la mia sensibilità e quella di chi vivrà la casa. Perché, in fondo,la sostanza definisce la forma”.

Monica Maselli, esperta in Home Staging turistico: “Il vero lusso? Il coraggio di avere una visione e realizzarla”

Abbiamo poi intervistato Monica Maselli, esperta property manager e architetto, che lavora principalmente nel settore dell’Home Staging turistico e che ha trasformato il concetto di ospitalità attraverso un metodo rigoroso di valorizzazione immobiliare.

Salve Monica, come definirebbe l’Home Staging?

“L’Home Staging è ormai noto come un potente strumento di marketing che permette alle case in vendita o in affitto di ottenere un forte posizionamento e risultati eccellenti. Ma per me rappresenta qualcosa di più specifico: è la perfetta sintesi di tutte le competenze che ho acquisito in anni di carriera. Si tratta del “match” ideale tra la mia esperienza ventennale come property manager, i miei studi in architettura e i master in marketing e revenue. Nel mio lavoro, che si focalizza esclusivamente sul mercato turistico e non sulla compravendita, confluiscono comunicazione, valorizzazione e gestione professionale per creare un’offerta completa per chi desidera inserire il proprio immobile nel circuito degli affitti brevi di lusso”.

Come si è avvicinata a questo mondo?

“La necessità è nata dalla mia esperienza diretta sul campo come property manager. Un tempo, qualsiasi casa che veniva messa sul mercato generava profitti, a prescindere dall'estetica, era normale accettare gli immobili così come venivano offerti dai proprietari. Con il tempo, però, il mercato è diventato estremamente competitivo e affollato, portando a un calo delle tariffe e a quella che definisco la "guerra dei prezzi". Il risultato era insoddisfacente per tutti: proprietari che guadagnavano meno, ospiti lamentosi e io che lavoravo con grande stress. Ho deciso quindi di cambiare le regole del gioco: avrei gestito solo case belle, identitarie e fortemente attrattive, con l'obiettivo di mantenere un'occupazione oltre il 70% con tariffe alte”.

E cosa ha fatto per concretizzare questa visione?

“Non volevo limitarmi a una semplice selezione, volevo aiutare i proprietari a trasformare le loro case per elevarle al segmento premium o lusso. Nonostante la mia laurea quinquennale in architettura, sapevo di aver bisogno di strumenti specifici: non si trattava solo di interior design, ma di marketing. Ho studiato per circa un anno, passando da un corso all'altro per trovare ogni tassello mancante, e poi ho iniziato a mettere in pratica il mio metodo con una condizione chiara per i proprietari: “O staggi la tua casa, o non puoi entrare nel mio circuito di ville premium”. “Staggiare” è il termine tecnico per indicare appunto il processo di valorizzazione tramite l’home staging”.

Come hanno reagito i proprietari a questa nuova impostazione?

“Non è stato semplice all’inizio. Molti non hanno compreso questo passaggio e li ho persi, ma sono andata avanti con chi ha creduto nel progetto. Oggi i risultati e il mercato mi hanno dato ragione: chi non propone un'offerta di valore rischia di diventare invisibile; non c'è più spazio per il fai da te”.

Qual è il suo approccio attuale e quali sono le sue priorità?

“Definisco il mio servizio "luxury", non solo per il prestigio delle ville, ma per l'eccellenza del supporto che offro: è un servizio "su misura" dove il cliente viene ascoltato e seguito in ogni fase. La mia priorità assoluta è creare fiducia e superare le aspettative del cliente, dedicando tutto il tempo necessario a ogni singolo progetto senza alcuna approssimazione”.

Si ritiene arrivata dopo questi successi?

“Assolutamente no. La strada è ancora in salita, ma ho una visione chiara e un team di collaboratrici competenti e motivate. Credo molto nelle partnership strategiche, come quella con Luxforsale, appunto”.

Vuole dirci qualcosa in particolare per chiudere questa intervista?

“Non saprei, non mi sento di dare consigli o suggerimenti universali. Posso solo dire che mi interrogo spesso sul senso profondo di ciò che faccio. Ci sono momenti in cui metto tutto in discussione, ma poi torno sempre lì: al progetto e alla mia visione. Probabilmente il vero senso non risiede solo nel risultato economico o nel successo del brand, ma nel coraggio di avere un’idea e volerla realizzare a tutti i costi, nel credere fortemente in qualcosa. Sono molto grata di avere questa "stella polare" che mi guida ogni giorno”.

Fosca De Luca: “L’Home Staging non è questione di arredo, è questione di percezione”

La nostra terza ospite è Fosca De Luca, una delle pioniere del settore che si caratterizza per un approccio analitico e psicologico.

Salve Fosca, ci racconta chi è e qual è il suo background professionale?

“Sono una delle figure pionieristiche dell’home staging in Italia e lavoro da oltre vent’anni nel settore immobiliare. Arrivo dal mondo immobiliare, e questo ha influenzato completamente il mio approccio. Ho visto per anni immobili validi rimanere invenduti o poco performanti non per problemi strutturali, ma perché non riuscivano a comunicare il loro valore. Dal 2010 lavoro su questo approccio, adattandolo al contesto italiano, e nel tempo ho sviluppato un metodo che unisce home staging, redesign e comunicazione visiva, considerando lo spazio come uno strumento di marketing.

Nel 2015 ho fondato l’Accademia Italiana Staging & Redesign, con cui ho formato oltre 1.800 professionisti su tutto il territorio nazionale, contribuendo alla diffusione e alla strutturazione di questa professione. Sono co-fondatrice e prima Presidente dell’associazione professionale Home Staging Lovers, e autrice di due libri editi da Flaccovio Editore – “Professione Home Stager” e “Home Staging Strategico nel settore extra alberghiero” – oltre che curatrice di “101 Home Staging di successo”, una raccolta di casi reali. Oggi il mio lavoro si divide tra attività operativa, formazione e consulenza strategica per il mercato immobiliare e turistico”.

Come definirebbe quindi il suo lavoro e qual è l'approccio alla base del suo metodo?

“Il mio lavoro è valorizzare immobili… ma in realtà quello che faccio davvero è aiutare le persone a farli percepire nel modo giusto. L’home staging lavora sempre su un equilibrio molto preciso: funzione ed emozione. Da un lato risolve le obiezioni pratiche – spazi poco chiari, ambienti difficili da interpretare, distribuzioni che non funzionano – dall’altro lavora sulla parte emozionale, che è quella che porta davvero alla scelta. Perché una casa non viene scelta solo perché è corretta. Viene scelta perché coinvolge.

Il mio lavoro parte sempre da una domanda molto semplice: chi deve scegliere questo immobile? Non progetto mai uno spazio in astratto. Lavoro sempre su un destinatario preciso, su una percezione, su un posizionamento. Gli arredi, in questo senso, non devono essere “più belli”, ma devono comunicare. Devono raccontare un’idea di casa, parlare a chi entrerà, aiutare quella persona a riconoscersi in quello spazio. Questo vale sia per la vendita che per l’affitto: il principio è lo stesso, cambia solo il tipo di esperienza che costruiamo”.

Ci può raccontare un caso pratico che dimostra l’efficacia di questo equilibrio emotivo?

“Ricordo un caso a Bologna, in via Bellaria. Un immobile in vendita da oltre un anno, con diverse visite ma nessuna proposta concreta. La cosa interessante è che l’acquirente finale era un condomino: conosceva già perfettamente quella casa, sapeva che era in vendita, l’aveva già vista. Eppure non l’aveva mai considerata davvero. Dopo l’intervento di home staging, è entrato e l’ha acquistata alla prima visita. Successivamente mi ha affidato anche il redesign della sua nuova casa, e mi ha spiegato con molta chiarezza cosa era successo. Il primo motivo è stato che, vedendola allestita, ha capito esattamente come quello spazio potesse diventare casa sua. Non più un immobile “vuoto”, ma qualcosa in cui riusciva a proiettarsi concretamente. Il secondo motivo è ancora più interessante: ha capito che, in quelle condizioni, la casa sarebbe stata venduta velocemente. E quindi ha deciso di non rischiare di perderla.

Questo è esattamente il punto. L’home staging non cambia solo come appare una casa, ma cambia la percezione del tempo e del valore. E quando un immobile viene valorizzato fin da subito, nelle prime fasi della commercializzazione, è lì che si gioca la possibilità di ottenere il miglior risultato, anche in termini di prezzo”.

Nel mercato della compravendita, qual è la differenza tra un allestimento fisico e un progetto virtuale come il rendering?

“Nel mercato della vendita, un aspetto fondamentale è che l’allestimento sia reale. Lavoriamo con arredi a noleggio che restano all’interno dell’immobile per tutto il periodo di commercializzazione. Non si tratta di preparare una casa per fare una fotografia e poi svuotarla. La differenza rispetto a un rendering sta proprio qui: il rendering può mostrare un’idea, ma non può sostituire l’esperienza reale. Quando una persona entra in una casa allestita, percepisce volumi, proporzioni, atmosfera. E quella sensazione è ciò che trasforma una visita in una decisione”.

Come si applica il suo metodo al settore turistico e di fascia alta, per esempio collaborando con realtà come Luxforsale?

“Dal 2017 ho portato questo metodo anche nel settore turistico, dove tutto si amplifica. Oggi un immobile viene scelto online, spesso in pochi secondi, sulla base di immagini. Le fotografie diventano il primo punto di contatto, e devono essere costruite con una regia precisa. Ma anche qui, non basta essere “belli”: bisogna essere riconoscibili. Ed è qui che entra in gioco il concetto di posizionamento. Non lavoro per creare spazi neutri, ma per costruire immobili con un’identità chiara, capaci di attrarre un pubblico specifico.

Nel contesto di realtà come Luxforsale, questo aspetto diventa ancora più centrale: nel mercato alto non è sufficiente valorizzare, bisogna differenziare. Il valore percepito si costruisce attraverso dettagli, coerenza e identità. Negli anni ho affiancato proprietari, agenti immobiliari e property manager su tutto il territorio nazionale, lavorando sia sulla vendita che sugli affitti brevi, due ambiti che richiedono logiche diverse ma un unico obiettivo: rendere l’immobile competitivo. Perché alla fine l’home staging non è una questione di arredo. È una questione di percezione”.

Marina Ghedini: “L’anima dietro lo spazio”

Chiudiamo infine con Marina Ghedini, che basa il suo approccio principalmente sull’empatia e sull’ascolto attivo, sia nei confronti del venditore che dell’acquirente.

Salve Marina. Qual è la sua visione e qual è il suo approccio all’Home Staging?

“Vendere o affittare una casa non è un processo burocratico, è un passaggio di testimone. Il mio lavoro consiste nel preparare quella casa affinché possa raccontare la sua storia migliore al giusto interlocutore, narrare la trasformazione dei suoi spazi in una vera e propria emozione.

Molti vedono l’Home Staging come semplice “decorazione”, ma per me, è ascolto. Il mio metodo si fonda su un pilastro fondamentale: l’empatia, che per me è un vero e proprio progetto.
Ragiono in primis in ottica del venditore. Capisco il legame affettivo che lo lega a quelle mura e il mio compito è aiutarlo a “distaccarsi” emotivamente per trasformare la sua proprietà in un prodotto appetibile sul mercato, senza mai mancare di rispetto al vissuto della casa.

Poi ragiono dal punto di vista dell’acquirente, studio chi varcherà quella soglia. Mi chiedo: “Cosa cerca questa persona? Quali sogni vuole realizzare?”. Creo scenografie che non dicono solo “guarda quanto è bello”, ma sussurrano “sei a casa”.

Lei opera in un settore molto esclusivo, collaborando con il network Luxforsale. In che modo il suo lavoro si trasforma quando si parla di immobili di lusso?

“La mia visione del mercato immobiliare si spinge oltre il residenziale comune. Collaborare con Luxforsale — punto di riferimento per gli immobili di lusso — mi permette di affinare un occhio critico e sofisticato.

In questo contesto, l'Home Staging diventa High-End Staging:

  1. Valorizzazione dell'esclusività: ogni dettaglio deve trasudare qualità e unicità.
  2. Marketing emozionale di alto livello: non vendiamo solo metri quadri, ma un lifestyle ambizioso e raffinato.
  3. Target internazionale: conosco i gusti e le aspettative di un pubblico globale che cerca l'eccellenza italiana”.

Dal punto di vista pratico, come si svolge un suo intervento? Quali sono i passaggi chiave del suo metodo operativo?

“Non esiste un progetto uguale all'altro. Ogni intervento segue un percorso rigoroso ma flessibile.

La prima fase prevede il sopralluogo e l’analisi, durante la quale valuto luce, spazi e potenzialità nascoste con l’obiettivo di definire il target ideale.

La seconda è la fase del concept creativo: scelgo palette cromatiche, tessuti e arredi per creare un’atmosfera coerente.

Il terzo step si basa sull’allestimento, durante il quale trasformo gli ambienti con elementi scenografici per emozionare al primo sguardo.

Infine l’ultima fase è quella del servizio fotografico, durante la quale realizzo scatti professionali e video emozionali per fermare lo scorrimento del mouse sui portali”.

Ci racconta un piccolo aneddoto che dimostra il potere del suo lavoro?

“Ricordo una casa rimasta invenduta per due anni. Era cupa, piena di ricordi pesanti. Durante il sopralluogo, la proprietaria era scettica. Ho lavorato sulla luce e rimosso il "superfluo", inserendo pochi elementi organici e freschi. Al primo open house dopo l'intervento, un giovane acquirente è entrato e ha detto: "Ho visitato cinque case oggi, ma qui riesco finalmente a vedermi mentre faccio colazione la domenica mattina". La casa è stata venduta in tre settimane a prezzo pieno. Ecco cos'è per me l'Home Staging: trasformare lo scetticismo in un colpo di fulmine!”.

Perché scegliere Marina Ghedini?

“Metto a disposizione la mia esperienza nell’Interior Design per ottimizzare gli spazi e la mia sensibilità umana per connettere le persone ai luoghi. Che si tratti di un appartamento moderno o di una villa di prestigio su Luxforsale, il mio obiettivo resta lo stesso: massimizzare il valore, minimizzare i tempi, creare bellezza”.

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